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Lundi 2 mai 2011 à 19h

Massimiliano Panarari

L'egemonia sottoculturale

L'Italia da Gramsci al gossip

Einaudi

 

En collaboration avec la section parisienne de l'A.N.P.I. (Associazione nazionale dei Partigiani Italiani) et avec l'Associazione Carlo Giuliani, La Libreria vous invite lundi 2 mai à 19h à une nouvelle rencontre (toute en italien) autour d'un ouvrage qui aborde un thème brûlant et dresse un tableau accablant : l'auteur, Massimo Panarari, vient nous parler de l'hégémonie sous-culturelle qui règne en Italie (et ailleurs?). Il nous portera certainement à réfléchir au rôle et peut-être à la disparition de l'une des figures les plus maltraitées de ces dernières décennies: l'intellectuel... Venez nombreux en débattre!

Massimiliano Panarari, essayiste et consultant en communication publique et politique, enseigne l'analyse du langage politique à l'Université de Modène et de Reggio Emilia. Il collabore  avec le quotidien «la Repubblica» et les revues «il Mulino» et «Reset».

note de l'éditeur:

C'era una volta l'egemonia culturale della sinistra. Oggi ci sono veline, tronisti, iene, grandi fratelli, vip (e aspiranti tali). Una ragione ci sarà.

Una volta il nazionalpopolare era una categoria gramsciana, i giornali e la televisione pubblica erano pieni di scrittori e intellettuali, la sinistra (si dice) dominava la produzione culturale. Oggi nazionalpopolari sono i reality show pieni di volgarità, la televisione (pubblica o privata) è quella che è, e la sinistra pure. 
Ma si può paragonare l'Italia di Pasolini, Calvino, Moravia con quella di Striscia la notizia, Alfonso Signorini, Amici di Maria De Filippi? La tesi provocatoria di questo libro è che il confronto non solo è possibile, ma è illuminante.
Perché oggi, finita e strafinita l'egemonia culturale della sinistra, trionfa un'egemonia sottoculturale prodotta dall'adattamento ai gusti nostrani del pensiero unico neoliberale, in quel frullato di cronaca nera e cronaca rosa, condito da vip assortiti, che sono diventati i nostri mezzi di comunicazione, ormai definitivamente dei «mezzi di distrazione di massa». 
E il paradosso è che molte delle tecniche di comunicazione che oggi innervano la società dello spettacolo sono nate dalla contestazione del Sessantotto, dai movimenti degli anni Settanta e dalle riflessioni sul post-moderno degli anni Ottanta. 
E così, in un cortocircuito di tremenda forza mediatica, il situazionista Antonio Ricci produce televisione commerciale di enorme popolarità, Signorini dirige con mano sicura il suo postmodernissimo impero «nazionalgossiparo», i reality più vari sdoganano il Panopticon di Bentham e Foucault per le masse. 
Una riflessione originale sulla costruzione del nostro immaginario contemporaneo, che getta luce sul lato nascosto (e serissimo) della frivola cultura pop in cui siamo tutti immersi
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